By / 20th gennaio, 2015 / itinerari / No Comments

La basilica di Santa Croce in Gerusalemme è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero.

Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi di Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano. Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce.

Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

La chiesa si trova a poco meno di 1 km ad est del Laterano, sulle Mura Aureliane. Fu ricavata dal palazzo Sessoriano, che risaliva al III secolo e che era stato la dimora degli ultimi imperatori. Una sala di questo palazzo, lunga 36,5 m e larga 21,8 m fu adattata nel 350 a chiesa.

Nello spopolamento avvenuto sotto papa Lucio II, nel XII secolo, la chiesa fu restaurata e più tardi dotata, come dimostrazione di potere, di una torre. Durante il Rinascimento ed il Barocco (XV – XVIII secolo) furono apportate altre modifiche, che distrussero completamente l’aspetto originario della chiesa. In particolare va segnalata la ristrutturazione barocca, commissionata da papa Benedetto XIV a Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini (1740-1758), autori della bella facciata e dell’atrio ovale, una delle ultime derivazioni architettoniche da Borromini prima dell’avvento del neoclassico. Attualmente parte degli affreschi originari del vecchio edificio sono custoditi nel Museo

Le reliquie conservate nellla basilica di Santa Croce in Gerusalemme

La chiesa contiene alcune reliquie tradizionalmente collegate alla crocefissione di Gesù. Tra queste ci sono parti della “vera croce”, la croce di uno dei due ladroni, parte della corona di spine, un sacro chiodo e il Titulus crucis.

Queste reliquie furono riportate da sant’Elena dopo il suo viaggio in Terra Santa. La loro autenticità non è certa. Le reliquie sono ora conservate nel “santuario della Croce” che è stato ricavato nell’antica sacrestia della basilica. Svariati frammenti della croce sono conservate nelle chiese di tutto il mondo. Dei quattro sacri chiodi della crocefissione, gli altri tre si troverebbero, secondo la tradizione, uno nella corona ferrea a Monza, uno sospeso sopra l’altare maggiore del duomo di Milano e uno, dalla tradizione più dubbia, nel duomo di Colle di Val d’Elsa in provincia di Siena.

Nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme si trova la cappella di Sant’Elena, il cui pavimento doveva essere coperto con terriccio proveniente dalla Terra Santa. Poiché questa superficie veniva ascritta alla Terra Santa, questo conferì alla chiesa il nome particolare di “In Gerusalemme”.

Le guide dei pellegrini tardo medioevali consideravano questa cappella così santa che non vi era consentito l’accesso alle donne, divieto che era applicato anche al Sancta Sanctorum della cappella dei palazzi Laterani.

Del 1485 circa, è lo splendido mosaico, disegnato da Melozzo da Forlì e restaurato da Baldassarre Peruzzi, della cappella di Sant’Elena, Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti, che riprende motivi paleocristiani. Per un certo periodo nella cappella vennero conservate tre pale d’altare eseguite tra il 1601 e il 1602 da un giovanissimo Pieter Paul Rubens, appena giunto a Roma da Mantova. Una di queste pale rappresenta l’Incoronazione di Spine ed è conservata a Grasse, presso la Cathédrale Notre-Dame-du-Puy; l’opera presenta profonde influenze tizianesche e più generalmente, rimanda all’ambito della pittura veneta. Il dipinto, nei suo toni cupi, dialoga anche con l’opera di Caravaggio (presente a Roma dal 1592). Sempre a Grasse si trova la pala raffigurante Sant’Elena (Hôpital de Petit-Paris). L’ultima pala, L’Elevazione della Croce andò distrutta nel Settecento.

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Gli affreschi del catino absidale, invece, oltre che allo stesso Melozzo, vengono attribuiti ad Antoniazzo Romano ed a Marco Palmezzano, entrambi influenzati, in vario modo, dal grande pittore forlivese. Va ricordata anche la presenza del monumento sepolcrale al portoghese Francisco Quinones, opera di Jacopo Sansovino (1536). Nell’urna di basalto dell’altare maggiore di Santa Croce in Gerusalemme viene conservato il corpo di San Cesario diacono e martire e di Sant’Anastasio.

La ristrutturazione settecentesca portò ad un totale rinnovamento dell’ambiente interno, che fu decorato nella volta da tre grandi tele del molfettese Corrado Giaquinto, uno degli artisti più celebrati dell’epoca (1743).

Un altro tesoro è l’icona musiva del XIV secolo, situata oggi nel museo della basilica, che avrebbe fatto fare papa Gregorio I, dopo una visione di Cristo. È circondata da una cornice di legno, molto grande, che lascia poco spazio per l’icona stessa.

Nella notte fra l’8 e il 9 marzo del 2003 alcuni ignoti hanno sottratto un piccolo teschio in avorio del XVII secolo, largo circa 5 cm, e collocato ai piedi di un crocifisso sull’altare di una cappella interna.

Inoltre nella chiesa Santa Croce in Gerusalemme è inumato Papa Benedetto VII e vi morì, secondo la leggenda, Papa Silvestro II.